Harold Macmillan – Memorie dell’8 settembre 1943

Harold Macmillan, Esperto di problemi internazionali, propugnatore di una sorta di conservatorismo progressista, mediatore fra il liberalismo anarchico ed il dirigismo, intransigente oppositore del nazi-fascismo, amico personale di Winston Churchill e genero del Duca di Devonshire, occupò cariche della massima importanza nella vita politica inglese del primo dopoguerra in poi.

Nel 1943 – 1944 ricoprì la carica di Alto Commissario nel governo militare alleato in Italia. Scriveva nel suo diario l’8 settembre 1943.

[…] Mercoledì, 8 settembre

Scrivo queste righe che sono le sette e mezzo del mattino e sto ancora nella mia camera da letto. E’arrivato finalmente il giorno fatidico! Non scriverò più altro fino a mezzanotte. E stato un giorno straordinario, quello in cui ha toccato il suo apice l”operazione «A» (ossia Armistizio) e un giorno o l’altro ti racconterò per esteso come sono andate le cose. Per ora posso solo dirti che la vicenda è stata simile al giallo più assurdo ed improbabile che mai sia stato scritto. […]

[…] Estratto dal pro-memoria sulla operazione «A››. Momenti di apprensione e soluzione finale: 4-9 settembre 1943

1. Restavano solo cinque giorni per mettere definitivamente a punto, nella misura del possibile, il coordinamento delle operazioni militari. E di queste, la più importante era lo sbarco della divisione
aerotrasportata alleata nella zona di Roma; il suo successo sarebbe dipeso dalla disponibilità di certi campi d’aviazione ancora in mano italiana e dal tempestivo approntamento di mezzi di trasporto che
potessero rapidamente far arrivare a Roma i nostri soldati.

Inoltre, bisognava predisporre l’annuncio e la notificazione pubblica dell’armistizio in un momento convenuto.

Il 3 settembre, subito dopo pranzo, sono cominciati colloqui sui preparativi militari che sono
durati tutta la notte. Il giorno dopo, 4 settembre, è stata formulata la richiesta (al governo italiano) di far venire qui dall’Italia una missione militare.

La nostra proposta era che la capeggiasse il generale Castellano e che avesse a sua disposizione un interprete, tre alti ufficiali dell’esercito di cui uno esperto di cose tedesche, un alto ufficiale della marina e un alto ufficiale dell’aeronautica. Certi esponenti dei servizi d’informazione di Algeri, che erano stati fatti venire la sera precedente, hanno avuto un lunghissimo colloquio con il generale Alexander e con la delegazione italiana.

Si è finalmente convenuto che il maresciallo Badoglio e il generale Eisenhower dovessero annunciare simultaneamente la firma dell’armistizio via radio alle sei e mezzo (ora locale) del giorno indicato come giorno X per poi dare notizia (sempre simultanea) dello sbarco della divisione aerotrasportata nella zona di Roma.

La data precisa doveva essere resa nota agli italiani tramite i notiziari diretti all’Italia dalla radio inglese (BBC): la notizia doveva essere mascherata sotto forma di due brevi annunci circa l’attività nazista in Argentina e dovevano essere fatti tra le undici e mezzo e le dodici e tre quarti (ora di Greenwich).

2. Dopo queste discussioni su temi militari e su questioni di propaganda, si preparò il mezzo perché un membro della delegazione italiana tornasse a Roma per definire in modo conclusivo le proposte elaborate.

Ma i giorni passavano e solo la notte del 7 settembre il generale Taylor, comandante della divisione aerotrasportata, arrivò con una corvetta in territorio italiano e raggiunse Roma munito di tutta l”autorità per decidere lo sbarco della divisione aerotrasportata.

Nel frattempo, due esperti del settore della propaganda si unirono in Sicilia alla divisione aerotrasportata per potere arrivare a Roma appena iniziata l’operazione di sbarco e ivi prendere contatto con il ministero italiano dell’Informazione. Tutto faceva pensare che i tedeschi non sapessero nulla di quel che bolliva in pentola o, almeno, non fecero alcuna mossa contro il governo Badoglio; tuttavia, sapevano bene che quanto più concentravano a Roma le loro forze, tanto più tenevano sotto controllo il governo italiano.

3. La mossa dei tedeschi ha fatto andare quasi all’aria i preparativi dell’ultimo mese. Alle undici del mattino dell’8 settembre (questo era il giorno stabilito per la divisione aerotrasportata di muovere
all’attacco) il capo di stato maggiore mi ha chiesto di raggiungerlo d’urgenza al quartier generale per mostrarmi un messaggio appena giunto da parte del maresciallo Badoglio attraverso il nostro speciale
canale radio.

Vi si diceva che:

«A causa dei mutamenti sopravvenuti nella situazione, gravemente deteriorata, e a causa della presenza di forze tedesche nella zona di Roma, non è possibile dare l’annuncio dell’armistizio, dato che la capitale sarebbe subito occupata e il governo italiano sopraffatto con la forza dai tedeschi. L’operazione non è più possibile dato che non ho forze per presidiare i campi d’aviazione. Firmato: Badoglio››.

Un ulteriore messaggio radio del generale Taylor diceva che gli erano state date le seguenti altre motivazioni circa l’impossibilità di dar luogo all’operazione della divisione aerotrasportata: non c’era
benzina e non c’erano munizioni, né si sapeva dove prenderne; la nuova dislocazione delle forze tedesche.

In sostanza, la situazione quale veniva descritta dalle autorità italiane era questa: i tedeschi tenevano 12.000 uomini nella zona del Tevere, mentre la divisione corazzata tedesca (Panzer Division) aveva, per sopraggiunti rinforzi, la consistenza di 24.000 uomini.

I tedeschi avevano poi interrotto ogni rifornimento di carburante e di munizioni e così le divisioni
italiane si trovavano praticamente immobilizzate e avevano munizioni solo per poche ore di fuoco.

Queste carenze rendevano impossibile il successo di un`eventuale difesa totale di Roma e, del pari,
rendevano impossibile l’aiuto logistico promesso alla nostra divisione aerotrasportata. Quindi, per il momento, bisognava soprassedere all’operazione prevista perché l’arrivo della divisione avrebbe avuto
come effetto immediato l’attacco tedesco a Roma.

4. Da Algeri questi messaggi sono stati ritrasmessi al generale Eisenhower, che era a Biserta a colloquio con i tre alti comandanti inglesi delle forze alleate. Dopo breve discussione, il generale Smith ha deciso di inviare al generale Eisenhower un telegramma urgente in cui diceva che era nostra fermissima convinzione che le azioni previste per quel giorno dovessero aver luogo, nonostante i tentativi italiani di tirarsi indietro.

Analogo messaggio è stato inviato ai capi di stato maggiore. Alle due del pomeriggio ho visto di nuovo il generale Bedell Smith, che mi ha informato di aver già saputo dal generale Eisenhower che sia lui sia i tre alti comandanti britannici erano d’accordo con noi, e cioè che quanto era stato previsto per l’annuncio (ufficiale) dell’armistizio doveva essere attuato.

Doveva invece essere abbandonato il piano di far sbarcare in Italia la divisione aerotrasportata. Il generale Eisenhower ha inviato anche un messaggio energico e minaccioso al maresciallo Badoglio in cui diceva di esigere che gli italiani adempissero all’obbligo che avevano firmato e annunciassero l’avvenuto armistizio, così come era stato prestabilito. E cioè:

Intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora originariamente fissata. Se lei o qualche settore delle sue forze armate non collaborerete come precedentemente d’accordo, farò pubblicare in tutto il mondo ogni particolare di questa faccenda. Oggi è il X-Day e mi aspetto che lei faccia la sua parte. Non accetto il messaggio di stamane con cui intende posticipare l’annuncio dell’armistizio. Il suo rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e l’unica speranza dell’Italia è appesa all’adesione a tale accordo. In base alle serie ragioni da lei addotte e operazioni di sbarco di truppe aerotrasportate sono temporaneamente sospese. Lei dispone attorno a Roma di soldati sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città; tuttavia esigo informazioni complete in base alle quali predisporre al più presto le operazioni di sbarco di truppe aerotrasportate. Si mandi il generale Taylor a Biserta subito con un aereo e preavvisi l’ora del suo arrivo. I piani erano stati predisposti nella convinzione che lei agisse in buona fede. Noi siamo pronti a proseguire le operazioni su tali basi. Se oggi lei non tiene fede in tutto e per tutto agli obblighi assunti con l’accordo firmato ci saranno gravi conseguenze per il suo paese. Nessun atto futuro da parte sua potrà mai ripristinare un minimo di fiducia nella sua buona fede e di qui discenderà la delusione del suo governo e del suo paese”.

5. Verso le cinque del pomeriggio ho appreso che era arrivato un dispaccio del primo ministro e del presidente: al generale Eisenhower era data ogni autorità di procedere senza tener conto degli italiani e restavano confermate le disposizioni già prese. Tra le più importanti di tali disposizioni c’era appunto quella che l’annuncio da parte del maresciallo Badoglio (in italiano) dell’armistizio al popolo italiano doveva essere diffuso per radio ad ogni costo.

A tal fine i nostri servizi d’informazione di Algeri avevano fatto una registrazione del testo italiano, già in nostro possesso, da usare nel caso che il maresciallo (Badoglio) non lo trasmettesse da Roma.

6. Alle sei e mezzo sono andato al quartier generale dei servizi d’informazione di Algeri per ascoltare la radio e vedere se si fosse captato qualcosa da Roma. Subito mi è stato detto che Roma era in onda fin dalle sei.

Così abbiamo ascoltato la registrazione della voce del generale Eisenhower, che è andata male alla prima lettura e meglio alla seconda. Poi è stata diffusa da Algeri una dichiarazione del maresciallo Badoglio: il testo di questa dichiarazione era stato affidato dal maresciallo al generale Castellano, a cui aveva fatto presente che quella era la dichiarazione che aveva intenzione di fare.

7. Restava allora soltanto da vedere se il maresciallo Badoglio avrebbe voluto dire qualcosa anche lui, ed è stato con notevole sollievo che alle sette e tre quarti del pomeriggio abbiamo saputo che di fatto la radio di Roma aveva diffuso l’annuncio dell’armistizio per voce del maresciallo, proprio nei termini in precedenza convenuti con noi.

La spiegazione del ritardato annuncio che egli ci ha poi propinato è stata di non avere captato il segnale-radio convenuto, ossia i due brevi interventi sull’attività nazista in Argentina e, per
di più, ha detto che il punto 4. del telegramma del generale Eisenhower aveva subito un ritardo nel suo inoltro. Ci ha fatto anche sapere che avrebbe fatto il suo annuncio, così come era stato richiesto, senza che fosse necessaria alcun altra pressione e che l’impegno da lui dato era sufficiente.

Tuttavia, ha aggiunto che la fretta eccessiva aveva rivelato l’incompletezza dei nostri preparativi. Ad ogni
modo, credo che potremmo trarre qualche soddisfazione da quello che si è riusciti a fare in queste ultime settimane di tensione. I rischi dell’impresa prospettata restavano ancora gravi e quando i nostri soldati nelle prime ore del giorno successivo, 9 settembre, avrebbero cominciato a sbarcare nella zona di Napoli si sarebbero trovati a fronteggiare sul suolo italiano un formidabile schieramento di forze
tedesche.

Certo, gli eventi successivi hanno poi dimostrato quanto consistenti fossero i vantaggi che l’operazione poteva procurare. La resa della flotta italiana, la possibilità di effettuare sbarchi in vari punti della Calabria e della Puglia, lo scompiglio delle linee di rifornimento dei tedeschi e gli effetti morali, oltre quelli materiali, della defezione di un loro alleato… […]

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