Alberto Pirelli – Taccuini

Scriveva, a proposito del 1943, Alberto Pirelli nel suo taccuino:

[…] Nel corso delle conversazioni sento affermare dai più che era difficile troncare la guerra il 25 luglio a cagione del timore di una reazione combinata del fascismo e dei tedeschi. Molti pensano però che, contrastato il crollo completo e rapido del fascismo, bisognava sganciarsi dai tedeschi prima che questi aumentassero le loro forze in Italia e bisognava subito prendere un contatto con gli anglo-americani segreto ma più diretto di quanto non sia stato fatto. […]

[…] Riassumo ai miei interlocutori il mio pensiero come segue: per molte ovvie ragioni l’Italia non può e non deve continuare la guerra (bisogna lasciarne la responsabilità storica al fascismo ed a Mussolini personalmente; il paese è esausto e vuole la pace, le forze militari sono scoraggiate, male armate, ecc. ecc.). E’ però necessario cercare di raggiungere due scopi in parte contraddittori: non apparire davanti alla pubblica opinione mondiale, e sopratutto tedesca, e non passare alla storia come dei traditori; trarre nei riguardi degli anglo-americani il miglior partito possibile dall’abbandono della lotta. A tale scopo occorre portare innanzi subito trattative con gli anglo-americani, ma improntarle al desiderio di essere promotori di una pace generale, cioè estesa anche alla Germania, e cercare di ottenere una esposizione delle condizioni volute dagli anglo-americani. Comunque una impostazione in tal senso del primo negoziato stesso nei riguardi dell’alleato (nulla resta segreto) e sperabilmente ci rivelerebbe le intenzioni anglo-americane nei riguardi generali e nei nostri riguardi particolari.

Nel corso di tali trattative si potrebbe far sentire che, se l’Italia dovesse accettare una pace senza condizioni e di più con la prospettiva di diventare campo di battaglia dei due avversari e di essere, almeno in parte, occupata dai tedeschi subendone le ire punitive a cagione della nostra pace separata, tanto varrebbe continuare la guerra. La nostra uscita dalla guerra, rappresenterebbe pur sempre un grande vantaggio per gli anglo-americani…

L’aver rovesciato il fascismo – responsabile della guerra – merita e giustifica qualche generosità da parte del vincitore.

Occorrerebbe poi regolarsi secondo l’andamento del negoziato; ma, anche se esso dovesse sboccare in un secondo tempo in trattative , occorrerebbe predisporre le cose ma non arrivare alla firma di un armistizio e piuttosto far luogo: ad una dichiarazione pubblica ed autonoma circa l’impossibilità per l’Italia di continuare la guerra perché esausta ecc. ; all’invito alla Germania a ritirare le truppe dall’Italia garantendone l’incolumità, ed agli anglo-americani a rinunciare ad invadere la penisola; alla dichiarazione che le forze residue dell’Italia saranno tuttavia impiegate per reagire contro chiunque ostacolasse la nostra ripresa di uno statuto di neutralità.

Se come quasi certo, la Germania passasse ad atti di ostilità nei nostri riguardi (e bisognerebbe evitare qualsiasi provocazione) diventerebbe pienamente giustificata anche una nostra reazione armata. […]

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