Gli ex IMI, raccontano.

8 settembre 1943: gli internati militari italiani

L’8 settembre 1943, l’ex alleato della Germania, l’Italia concluse un cessate il fuoco con gli Alleati. La Wehrmacht ha poi deportato centinaia di migliaia di soldati italiani come “internati militari italiani” (IMI) per lavorare in Germania. Tre testimoni riferiscono della cattura, del trasporto in Germania e della vita nel campo di prigionia.

8 settembre 1943: gli internati militari italiani

Nel luglio del 1943, Benito Mussolini, il dittatore fascista d’Italia e alleato di Hitler, fu rovesciato. L’8 settembre 1943, il nuovo governo italiano concluse un cessate il fuoco con gli alleati occidentali. Di conseguenza, la Wehrmacht tedesca occupò il paese, disarmò le forze italiane e deportò circa 600.000 soldati italiani nei lavori forzati nel Reich e nei territori occupati.

Come “internati militari” fu loro negata la protezione internazionale per i prigionieri di guerra. La popolazione tedesca rimproverato gli ex alleati come traditori e – un’allusione al nuovo Primo Ministro italiano Badoglio – come “Badoglio suina”. Nei campi e nelle prigioni venivano spesso trattati in modo particolarmente negativo. Circa 40.000 internati militari italiani (IMI) sono morti durante la prigionia a causa della violenza, della fame e del freddo.

Il regime di Mussolini, riutilizzato dai tedeschi, fece una campagna tra gli internati per continuare a combattere sul lato tedesco. Tuttavia, solo un quarto dell’IMI ha optato per questo; tre quarti sono rimasti nei campi. Molti ufficiali si sono rifiutati di lavorare, citando le Convenzioni di Ginevra.

Nell’autunno del 1944, soldati italiani, compresi ufficiali, furono trasferiti in stato civile nel gennaio 1945, per poterli usare più efficacemente come lavoratori forzati “civili” nell’industria degli armamenti. Il governo federale ha dichiarato che questo cambiamento di status nel 2001 è inefficace ai sensi del diritto internazionale. Così, i sopravvissuti continuarono a essere considerati prigionieri di guerra e rimasero, come tutti i prigionieri di guerra, esclusi dal risarcimento.

Incontri biografici

Donato E.

  • 1921: geboren in Castello di Cisterna (Kampanien)
  • 1941: Primo addestramento militare e ufficiale a Ravenna, tenente a Trento e Limone Piemonte
  • 1943: arrivo a Stalag VI C / Z Neu-Versen a Meppen (Bassa Sassonia). Poco dopo, trasferimento a Stalag 366 / Z Biała Podlaska
  • 1944: Deportazione a Stalag XB Sandbostel (Bassa Sassonia) per aver rifiutato di sostenere la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Fine dell’anno Deportazione a Oflag 83 Wietzendorf
  • 1945: liberazione degli Alleati il ​​16 aprile, arrivo a settembre nella città natale di Marigliano
  • Completamento di studi in scienze coloniali, impiego in tribunale di tutela, lavoro fino al pensionamento 1986
  • Membro dell’Associazione Veterana ANEI di Milano

Claudio S.

  • 1920: nato a Genova in una ricca famiglia italo-francese
  • 1939: studio della geologia
  • 1943: Tenente del Royal Italian Army sotto il maresciallo Badoglio. Dopo la caduta di Mussolini il 25.7. e l’occupazione tedesca dell’Italia l’8,9.1943 catturata dalle truppe tedesche.
  • 1943-1945 prigioniero di guerra in Germania e Polonia occupata, compresi nei campi Sandbostel, Czestochowa, Chelm, Deblin, Oberlangen, Duisdorf, Colonia, la trota brocca e Wietzendorf. Negazione del reclutamento alle truppe fasciste.
  • 1944: campo di prigionia e lavoro forzato presso la fabbrica di paracadute Glanzstoff & Courtaulds a Colonia, ricovero in ospedale
  • 1945: liberato il 22 aprile a Wietzendorf / Bassa Sassonia, torna in Italia ad agosto, continuazione degli studi in geologia
  • 1950: lavora come geologo per la compagnia petrolifera AGIP in Germania e all’estero
  • 1980: interesse
  • Impegno di lunga data per il risarcimento, pubblicazioni in memoria degli internati militari italiani
  • Deceduto il 4 novembre 2012

Alessandro F.

  • 1920 geboren in Greco Milanese
  • 1941: Entrata al servizio militare, dopo il trasferimento di addestramento di base al fronte greco (Andros)
  • 1943: arrestato a dicembre da collaborazionisti militari greci e deportato ad Atene
  • 1944: a febbraio trasporto all’ospedale della riserva di Zeithain, dopo 45 giorni trasferimento a Mühlberg. Da settembre lavoro obbligatorio in cavedano in una fabbrica di zucchero e in una fabbrica di armi.
  • 1945: a gennaio deportazione nel campo di prigionia di Reichenberg (oggi: Liberec, Repubblica Ceca) a causa del rifiuto occasionale di lavoro. Trasporto ai magazzini per i prigionieri di guerra Rawicz e Wroclaw (oggi: Wrocław, Polonia), quindi al campo di Oels (Oleśnica, Polonia).
  • Arrivo in Italia a ottobre, lavoro presso l’ECA (centro di consulenza per la comunità), specializzato in lavori sociali.

FONTE: https://www.zwangsarbeit-archiv.de/

*** La pubblicazione di questo articolo ha finalità puramente didattiche ***

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