A proposito di prigionieri di guerra

Mio padre era un marinaio della Regia Marina in servizio alle batterie costiere del porto di Tolone nel settembre del ’43. Era una persona che aveva vissuto la guerra con grande coerenza senza mai esternare in famiglia o altrove pubblicamente le sue esperienze e i suoi sentimenti a riguardo delle vicissitudini drammaticamente sofferte.

Infatti. Non ho saputo mai nulla delle sue esperienze di guerra sin quando , un giorno da ragazzetto, dalla mia stanzetta, sentivo un continuo stracciare di carta e non capivo cosa ci fosse da gran fare e nell’impegnarsi così tenacemente in quel compito finché, incuriosito, non andai a vedere.

Lo trovai seduto a terra in una posizione assai scomoda, isolato dal momento e dal tempo che lo circondava, intento a leggere e stracciare. Con rabbia, dolore e quella sensazione difficile da descrivere, ma che avevo compreso bene, di quando si rivive una esperienza che si avrebbe voluto dimenticare e che era impossibile da rimuovere.

A terra c’erano lettere, documenti e cartoline postali, alcune irrimediabilmente distrutte, fatte a pezzi stracciate in gruppi di quattro mucchietti sovrapposti.

Mio padre aveva le lacrime agli occhi, il suo cuore pervaso e attraversato da mille emozioni in contrasto ed in lotta tra loro.

Io capii subito cosa stava accadendo appena presi quei miseri resti cartacei tra le dita delle mie mani. Ebbi una reazione violenta, mi arrabbiai tantissimo in modo smisurato ed esagerato – forse – per il momento, ma feci bene che salvai quello che oggi rimane dell’intonso dei documenti che si possono consultare in questo sito.

Sono uno spaccato di un momento di vita vissuta di un uomo, un soldato come di tanti altri che alla fine del secondo conflitto mondiale verranno contati tra i 600.000 e gli 800.000 uomini in armi di un esercito allo sfacelo e stanco di una guerra che non avrebbe mai potuto vincere.

Un uomo, che divento prigioniero di guerra dei militari germanici – ex alleati, di una guerra senza senso e senza giusta causa – al finire della giornata dell’8 settembre del 1943.

Verräter. Questi erano i soldati di Badoglio. Traditori.

Mi son sempre chiesto, da figlio, da uomo che nella sua vita – per la sua generazione – non ha mai vissuto sulla pelle l’esperienza della guerra, cosa invece avesse provato mio padre, i suoi compagni in armi, la dirigenza tutta di un esercito dei Savoia che nel giro di poche ore si trovarono senza alleato – giusto o sbagliato che fosse – , con un nemico combattuto sino a poco prima improvvisamente non qualificabile, senza ordini espliciti, chiari ed inequivocabili, con un Re ed un capo di stato maggiore in fuga – di notte come i vili – verso Pescara prima e Brindisi poi.

Cosa provarono, quando i tedeschi li circondarono in armi, quando da alleati mesi prima quest’ultimi avevano già subodorato che la dirigenza militare italiana non era più affidabile come ai primi giorni del conflitto mondiale.

La risposta, forse, è in quei occhi in lacrime senza pianto dirotto, quello sguardo che avrebbe voluto dire ma che non ne era più capace, di un uomo, mio padre, seduto malamente e scomposto di fronte a tutte quelle carte sparse al suolo e di alcune oramai perse per sempre stracciate dalla rabbia insepolta di anni di conflitto interno mai sopito dalla pace di una guerra finita da più di trent’anni.

Chi Sono? Sono suo figlio. Ho preso con me la volontà di conservare la Memoria storica di quelle carte e di tutto ciò che in seguito negli anni a venire venni a conoscenza chiedendogli di raccontarmi qualcosa di quei giorni della prigionia.

Oggi ricompongo il tutto, un amalgama di informazioni, citazioni, documenti ed immagini in queste pagine virtuali.  Le ho organizzate in modo logico che abbiamo un senso nella consultazione, che coinvolgano il lettore e che possano rimanere indelebili ricordi da tramandare alle generazioni future perché la Memoria non ci permetta di dimenticare il passato. E i suoi orrori.

Il blogger –

Mi chiamo Giorgio Bertuzzi Campreciós, nato 20 anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale da quel padre marinaio della Regia Marina che lo volle mai in servizio permanente imbarcato su qualche naviglio bensì come specialista direzione di tiro alle batterie costiere nella città di Tolone nella Francia occupata.

Amo scrivere, raccontare, confrontarmi con le parole soppesandole cercando di rendere chiaro e facilmente digeribile argomenti che ai giorni odierni interessano poco alle generazioni figlie dei figli dei combattenti del secondo conflitto mondiale.

Il timore è – oltremodo fondato – che i cambiamenti ineluttabili del mondo odierno, lo scorrere degli anni, la scomparsa inevitabile degli ultimi testimoni diretti degli avvenimenti di quei giorni che fecero seguito alla caduta del fascismo e poi all’armistizio, corrompano la testimonianza e la Memoria storica.

Il timore è – senza dubbio alcuno – che gli errori e gli orrori possano tornare sotto nuove vesti, con nuovi tiranni e nuovi eserciti che si oppongano tra loro per difendere la libertà dalle oppressioni.

L’uomo nella sua storia ha collezionato una infinità di guerre e conflitti, combattute in ogni luogo e con ogni mezzo che la tecnologia del tempo gli rendeva possibile.

Ha sempre ripetuto ciclicamente gli stessi errori. Lo ha fatto con coscienza di sapere di farlo, lo ha fatto perché la Memoria delle giuste cause si è dispersa, per revisionismo, e sopratutto perché nella sua natura.

Sono il blogger di questo sito, ne curo ogni aspetto, grafico, editoriale, strutturale. Lo faccio, mi ripeto, per conservare il ricordo di chi ha vissuto i momenti più drammatici della nostra nazione in guerra.

Di una Italia scellerata che fu portata in guerra da un ancora più scellerato condottiero convinto di potersi sedere al tavolo dei vincitori con pochi morti sulla coscienza, ed invece portò al disastro apocalittico una intera generazione di uomini e donne.

Spero di aver fatto bene il mio compito e di aver contribuito pienamente alla causa della difesa della verità scevra dai revisionismi, documentata dai fatti. I fatti sono i testimoni della Storia.

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