Dichiarazione di guerra alla Germania, 13 ottobre 1943. Un giorno che segnò la svolta.

Premessa: I rapporti tra il Governo Badoglio, nei giorni successivi al “tradimento” dell’ 8 settembre 1943, con gli ex alleati germanici è pessimo.

Dal diario personale di Goebbels: […] “la stampa italiana non parla più della guerra cosa che viene commentata con indignazione perfino dai paesi neutrali. La stampa italiana si occupa soltanto della lotta contro il fascismo. Gli italiani non potrebbero offrire al mondo uno spettacolo più vergognoso.” […]

Inoltre, sono ai ferri corti e non avendo formalmente dichiarato guerra alla Germania, si testimonia una situazione assai complessa.

Una circostanza difficile che pone tutti gli internati italiani in una sorta di limbo giuridico per il quale, invece di essere considerati prigionieri di guerra e di beneficiare del trattamento riservato secondo la Convenzione di Ginevra, equivarrebbero alla stregua di partigiani e quindi condannabili a morte tramite fucilazione.

Il 29 settembre 1943, durante una riunione tra i rappresentanti del governo italiano e i rappresentanti delle nazioni alleate, Eisenhower aveva sollecitato l’entrata in guerra dell’Italia contro la Germania chiedendo di sapere se il governo italiano era a conoscenza delle condizioni applicate dai tedeschi ai prigionieri italiani in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatteva la Germania senza averle dichiarato guerra.

La questione della dichiarazione di guerra divenne quindi la chiave di svolta per le loro sorti come si evince dal verbale della riunione:

[…]  “Riunione tra i rappresentanti del governo italiano e i rappresentanti delle nazioni alleate

Malta, 29 settembre 1943

Verbale

La riunione ha inizio alle ore 10.50 nel quadrato della “Nelson”. Partecipano per parte italiana: S.E. Badoglio, S.E. Ambrosio, S.E. Roatta, S.E. Sandalli, S.E. De Courten, interprete maggiore Ruspoli, stenografo maggiore Maggini; per parte alleata: Generale Eisenhower, ammiraglio Cunningham, generale Alexander, generale Mac Farlane, Generale Gort, ed altri.

Eisenhower: Da quanto ho capito, la prima questione da vedere è quella dell’entrata in guerra dell’Italia.

Badoglio: Sull’argomento della dichiarazione di guerra alla Germania, ho preso ieri ordini da Sua Maestà. S.M. desidera formare in un primo tempo un governo su larga base. Tale governo ora è formato da me e da ministri militari: non appena a Roma, esso sarà completato. Nel frattempo noi combattiamo contro la Germania in Corsica, in Dalmazia e dovunque sia possibile. Appena ritirate le truppe dalla Sardegna, io conto di poter mettere a disposizione degli Alleati dalle otto alle dieci divisioni.

Eisenhower: Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra.

(La domanda genera qualche perplessità nei rappresentanti italiani, perché inizialmente non ben capita. Dopo consultazioni il generale Ambrosio dichiara)

Ambrosio: Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani.

Eisenhower: Quindi passibili di fucilazione?

Badoglio: Senza dubbio.

Eisenhower: Dal punto di vista alleato la situazione può anche restare come attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l’Italia dichiarare guerra.

Badoglio: Questo punto di vista è già stato considerato, ma si ritiene che in questo momento il governo italiano abbia influenza sopra una frazione troppo piccola del territorio italiano per poter fare questa dichiarazione.

Eisenhower: Questa non è una buona ragione, perché molti governi con molto minor territorio dell’Italia, ed alcuni senza territorio, hanno dichiarato la guerra alla Germania. La mia intenzione, che coincide totalmente con le intenzioni degli alleati, è quella di ridare all’Italia i territori attualmente occupati dalle truppe alleate, ma come può avvenire questa restituzione se non dopo una regolare dichiarazione di guerra alla Germania?

Badoglio: Non posso che riferire il vostro punto di vista a S.M. il Re. La dichiarazione di guerra è una prerogativa esclusiva di Sua Maestà. Mi riservo quindi di dare in seguito una risposta”.
(omissis) 

[…]

L’11 settembre 1943 Badoglio invia ad Eisenhower il seguente messaggio: “Il Capo del governo Badoglio al comandante in capo delle forze alleate Eisenhower. Brindisi, 11 ottobre. Vi comunico, con vera gioia, che Sua Maestà il re d’Italia ha dichiarato la guerra alla Germania. La dichiarazione sarà consegnata dal nostro ambasciatore di Madrid all’ambasciatore tedesco il giorno 13 alle ore 15 (Greenwich). Con questo atto ogni legame con il funesto passato è troncato ed il mio governo sarà fiero di poter marciare con voi sino alla immancabile vittoria. Vi prego, caro Generale, di voler comunicare quanto sopra ai governi anglo-americano e russo e delle Nazioni Unite. Vi sarei pure grato se voleste comunicare ciò alle ambasciate d’Italia ad Ankara e Buenos Aires e alle Legazioni di Berna, Stoccolma, Dublino, Lisbona”.

ll barone Giacomo Paulucci di Calboli, fu chiamato alla guida dell’ambasciata spagnola all’inizio del 1943. Dopo la costituzione della Repubblica Sociale, rifiutò la proposta di Mussolini che lo voleva come ministro degli Esteri. Fu a lui che il maresciallo Badoglio affidò l’incarico di provvedere alla notifica, all’ambasciatore tedesco a Madrid, della
dichiarazione di guerra dell’Italia nei confronti della Germania, il 13 ottobre 1943.

Nella lettera Badoglio, dal suo punto di vista, cerca di spiegargli come erano andate le cose in Italia nei giorni immediatamente precedenti e successivi l’annuncio dell’Armistizio.

[…] Carissimo Paulucci, per Suo orientamento Le faccio un po’ di storia degli avvenimenti. Lei sa come cadde il governo Mussolini. Comandato ad assumere il potere, trovai una situazione militare spaventosa. 36 divisioni fuori d’Italia in Francia, nei Balcani etc. e 12 divisioni in paese mentre la Sicilia era quasi perduta. Mi rivolsi ai tedeschi per far rientrare parte delle nostre divisioni. Mi risposero tagliando i rifornimenti di carbone, annullando quello della benzina, rubando il grano da me fermato in Romania, e inviando subito 6 divisioni loro in Italia. Circa 8 mila SS della Gestapo erano a Roma a protezione di Mussolini. Esse organizzarono un attentato contro il Re e contro di me che fu sventato dalla nostra polizia. In ultimo pretendevano che in Italia vi fosse un solo comando per tutte le truppe italiane e tedesche da affidare a Rommel. Capito che con loro non c’era più nulla da sperare e spinto dal paese che non ne voleva più sapere di tedeschi, intavolai trattative con gli anglo-americani. Per una mossa di Eisenhower che anticipò di 6 giorni la data di proclamazione dell’armistizio (il giorno 8 invece che il 14) corremmo il rischio il Re, Regina e principe ereditario e il governo di essere catturati in Roma. Ora con gli anglo-americani siamo passati dalla fase dell’armistizio a quella di collaborazione e in seguito di cobelligeranza ed io spero di poter ancora fare un passo avanti. Le ho risposto per la questione del denaro che forzi la Banca del Lavoro ad anticipare i fondi. Resta però inteso che lei può adottare qualsiasi misura che creda opportuna. Io qui avevo interessato il gen. Mac Farlane, governatore di Gibilterra e capo della
missione militare presso di me, a far anticipare dai governi inglese e americano le somme che a lei occorressero.
L’autorizzo a riprendere queste trattative con gli ambasciatori inglese e americano per farsi imprestare soldi. Insomma piena fiducia in lei e piena libertà d’azione. S.M. il Re mi ha detto testualmente: di Paulucci ero sicurissimo. L’abbraccio.

Badoglio” […]

La comunicazione di Badoglio a Paulucci citava:

“All’ambasciatore a Madrid Paulucci di Calboli.

V.E. è incaricata da Sua Maestà il Re di comunicare all’ambasciatore di Germania a Madrid, affinché la partecipi al suo Governo, che, di fronte ai continui ed intensificati atti di guerra compiuti contro gli italiani dalla forze armate tedesche, l’Italia si considera dalle ore 15 (ora di Greenwich) del giorno 13 ottobre in stato di guerra con la Germania.”

Pierluigi La Terza, invece, fu colui che materialmente si recò dall’ambasciatore tedesco Hans-Heinrich Dieckhoff.

Nel dichiarazione di guerra era scritto:

[…] “Signor Ambasciatore, d’ordine di Sua Maestà il re mio Augusto sovrano ho l’onore di pregare Vostra Eccellenza di voler comunicare al Governo del Reich, tramite l’ambasciatore tedesco a Madrid, che a partire dalle ore 15 (ore di Grenwïch) di oggi, 13 ottobre 1943, l’Italia si considera in stato di guerra con la Germania” […].

L’ambasciatore tedesco aprì la busta, prese il foglio e cominciò a leggerlo con attenzione. Lo stesso La Terza raccontò il momento:

[…] “Vedo ad un tratto Dieckoff accasciarsi su se stesso e piegarsi un po’ verso me, sempre con lo sguardo fisso alla lettera.

Mi viene il dubbio che non capisca bene il significato del testo e gli dico: – Wollen Sie das ich ubersetze den Brief? – (Vuole che le traduca la lettera?) Non mi risponde.

Si piega sempre più sul documento che ha nelle mani. Poi, rosso paonazzo in viso, si alza, prende la busta sul tavolo davanti al divano su cui egli l’ha deposta, la unisce alla lettera e mi dice: – Ich nehme es nicht an – (io non l’accetto!) e fa cenno di restituirmi il tutto.

Io mi alzo, faccio un passo indietro per non prendere i fogli che mi tende e gli rispondo: – Aber die Kriegserklärung ist gemacht – (Ma la dichiarazione di guerra è già fatta!).

Dieckoff si avvicina alla porta dello studio, l’apre e s’inchina leggermente dicendo: – Bitte – (prego). Gli passo davanti, m’inchino anch’io, come lui, esco dall’anticamera con una certa apprensione e volgo lo sguardo alle guardie armate all’ingresso. Riesco a tornare alla mia ambasciata indenne”.

Agli italiani ignari di tutto, con un proclama, Badoglio comunicò così la dichiarazione di guerra:

[…] “Italiani. Con la dichiarazione fatta l’8 settembre ultimo scorso, il Governo da me presieduto, mentre annunciava l’accettamento da parte del Comandante in Capo delle Armate Anglo-Americane dell’Armistizio da noi richiesto, ordinava alle truppe italiane di rimanere con le armi al piede, pronte a respingere qualsiasi tentativo di violenza che da qualsiasi parte venisse loro fatto.

Con una simultaneità d’azione, che evidentemente palesò un ordine superiore da tempo impartito, le truppe tedesche imposero ad alcuni nostri reparti il disarmo (nota: dall’ 8 settembre – 19 settembre era in corso da parte dei tedeschi l’operazione Fall Achse), mentre, nella maggior parte dei casi, passarono decisamente all’attacco.

Ma non si limitò a questo la prepotenza e la ferocia tedesca. Già avevamo nozione di questo loro procedere nei soprusi, furti, violenze di ogni genere commessi a Catania mentre erano nostri alleati.

Scene ancora più selvagge contro le inermi popolazioni si sono verificate poi in Calabria, nelle Puglie, e nel Salernitano. Ma dove la ferocia nemica superò ogni limite di umana immaginazione fu a Napoli. La eroica popolazione di quella città, che subì per settimane ogni tormento, validamente concorse con le truppe anglo-americane a volgere in fuga l’odiato tedesco.

Italiani! Non vi sarà pace finché un solo tedesco calcherà il nostro suolo. Noi dobbiamo, tutti compatti, marciare avanti con i nostri amici degli Stati Uniti d’America, della Gran Bretagna, della Russia e delle altre Nazioni Unite.

Nei Balcani, in Jugoslavia, in Albania, in Grecia, ovunque si trovino truppe italiane che sono state testimoni di uguali atti di aggressione e di crudeltà, esse devono combattere fino all’ultimo contro i tedeschi.

Il Governo da me presieduto sarà tra breve completato, chiamandovi a far parte rappresentanti di ogni partito politico, così da costituire una vera espressione di governo democratico italiano; fermo restando il principio già enunciato che finita la guerra il popolo italiano sarà libero di scegliere con le elezioni il governo che più gli è gradevole.

Italiani! Vi informo che Sua Maestà il Re mi ha dato l’incarico di notificare oggi, 13 ottobre, la Dichiarazione di guerra alla Germania.

Firmato: BADOGLIO” […]

Commenterà il 13 ottobre 1943 Hitler al maresciallo Graziani: “se il Re e Badoglio si fossero rivolti a me direttamente ed esponendo i loro motivi mi avessero comunicato l’impossibilità per l’Italia di continuare a combattere al mio fianco, io l’avrei capito e apprezzato in qualsiasi momento. Naturalmente la condizione sarebbe stata l’impegno dell’Italia a non unirsi a nessun’altra potenza belligerante, garantendo la neutralità e la difesa del suo territorio.

Tenuto conto l’opportunismo di Hitler, questa dichiarazione è quanto meno discutibile, anche dal punto di vista degli scenari che si sarebbero venuti a creare con gli anglo-americani sul territorio italiano che garantire neutralità della nazione e difesa del territorio come eventualmente richiesto da Hitler sarebbe stato molto improbabile.

Con la dichiarazione di guerra alla Germania, la sorte degli internati italiani cambiò in modo significativo e il loro stutus giuridico divenne meno ambiguo. Non si correva più il pericolo della fucilazione ma si preparavano altri momenti assai duri da affrontare poiché per gli IMI le condizioni della prigionia e l’atteggiamento dei tedeschi cambiò notevolmente in peggio.

 

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