L’8 settembre visto da Joseph Goebbels e dai tedeschi [Parte Prima]

Premessa: comincia una serie di appuntamenti editoriali in cui introduco alcune selezioni di testo tratti dalle memorie e dai diari di Paul Joseph Goebbels. Sono un’autopsia postuma alla storia vissuta giorno per giorno dal testimone diretto degli avvenimenti. Pur conservandone integralmente il suo parere di parte, per mia obiettività ed imparzialità ne cito le parti, e rappresenta uno spaccato storicamente interessante e aiuta nella comprensione dei fatti nella sua globalità.

[…] A partire dal 1924, Goebbels fu un accanito diarista: all’interno dei suoi diari, scritti spesso in maniera frettolosa e poco elegante, a differenza dell’ossessiva cura che poneva nella preparazione dei suoi discorsi e articoli pubblici, si trovano appunti sugli incontri ai quali partecipava, riflessioni personali e idee. Al termine del conflitto i Diari di Goebbels vennero ritrovati all’interno del Führerbunker dalle truppe sovietiche e alleate, che se ne appropriarono. L’importanza del ruolo di Goebbels all’interno del Terzo Reich rende i Diari un importantissimo documento storico del periodo, oggetto di studi e analisi, spesso utilizzato come fonte primaria. […]

[…] Lo storico britannico Ian Kershaw ha scritto nella prefazione della sua biografia di Hitler: “Con tutta la cautela che si deve naturalmente tenere nei riguardi dei commenti regolari fatti da parte di Goebbels nei confronti di Hitler… l’immediatezza e la frequenza di tali commenti li rendono una fonte di approfondimento e un aspetto vitale rivolti al pensiero e all’azione di Hitler” […]

  • Dal diario personale di Goebbels:

8 settembre 1943 […] “la stampa italiana non parla più della guerra cosa che viene commentata con indignazione perfino dai paesi neutrali. La stampa italiana si occupa soltanto della lotta contro il fascismo. Gli italiani non potrebbero offrire al mondo uno spettacolo più vergognoso.” […]

9 settembre 1943 […] Un fatto sensazionale si è verificato in Italia nel corso della giornata di ieri. Nella mattinata di oggi, i giornali inglesi e americani potevano già riportare la notizia, il che prova che gli italiani ci hanno ingannato ben bene.

La stampa anglo-americana dichiara che Churchill si trattiene negli Stati Uniti perché desidera attendere gli sviluppi. La stessa stampa parla dell’intenzione, da parte dell’Italia, di capitolare incondizionatamente. Durante il pomeriggio, ricevemmo notizie più particolareggiate, e infine la realtà dei fatti apparve chiara alle 18, in seguito alla trasmissione di Radio Londra.

Senza dircene in anticipo una sola parola, Badoglio ha offerto la resa incondizionata e ha concluso un armistizio con le Potenze nemiche, che deve avere esecuzione immediata. Eisenhower che ha concluso l’armistizio, ha intimato agli italiani di cacciare le truppe germaniche dal loro paese. Verso le sette, il Fuhrer mi telefonò chiedendomi che andassi in serata al quartier generale. Era infuriato per gli sviluppi della situazione.

Solo qualche ora prima di questo tradimento senza esempi, Badoglio aveva comunicato al nostro consigliere di Legazione, dott. Rudolf Rahn, che non pensava affatto di abbandonare il fronte di combattimento dell’Asse, e che avremmo avuto ancora occasione di constatare come un generale italiano mantiene la sua parola. Ebbene, ora certamente sappiamo in che modo la mantiene!

Il Fuhrer, grazie a Dio, può con ragione affermare che non ha provato alcuna delusione circa il carattere di Badoglio. Sin dalla caduta di Mussolini, abbiamo sempre previsto e atteso questa  mossa. Non avremo perciò da fare mutamenti sostanziali alle nostre misure. Possiamo ora mettere in moto ciò che il Fuhrer avrebbe voluto fare immediatamente dopo la caduta di Mussolini.

Gli italiani ci abbandonano nell’ora più critica. Ma comprenderanno in pieno che hanno scelto in questo modo il più ignominioso destino politico che la storia possa ricordare. Hanno perso l’onore. Non si può mancar di parola due volte nel corso di un quarto di secolo senza macchiare per sempre il proprio onore politico (nota: riferimento al voltafaccia alla Triplice Intesa durante la prima Guerra Mondiale).

In serata, Badoglio ha rivolto un appello per radio al popolo italiano. Ha annunciato la conclusione dell’armistizio, ha dichiarato che il fuoco contro gli americani e gli inglesi deve cessare (un ordine superfluo questo, dato che tutto il tempo della guerra non hanno sparato contro di essi) (?), ma che le armi dovranno essere usate nel caso che l’Italia fosse attaccata da un’altra Potenza (intendendo indubbiamente noi). […]

10 settembre 1943 […] Il Fuhrer prevedeva il tradimento italiano come qualche cosa di assolutamente sicuro. Era forse il solo che ne tenesse effettivamente conto. Eppure, quando avvenne, la cosa lo sconvolse parecchio. Non credeva possibile che questo tradimento si verificasse in modo così disonorevole. […]

[…] Considerava tutto il problema italiano come un gigantesco esempio di abiezione e comprende che dobbiamo fare ogni sforzo per padroneggiare la situazione. […]

[…] Cominciammo ad esaminare la situazione nei suoi particolari. In primo piano sta naturalmente il problema italiano. Il nostro consigliere d’Ambasciata Rahn, solo poche ore prima del tradimento italiano, aveva avuto un colloquio col re d’Italia, in occasione della presentazione delle sue credenziali. Durante questo colloquio, fece al re una quantità di domande critiche e imbarazzanti alle quali il monarca rispose evasivamente o con la più assoluta sicurezza.

Il tenore del colloquio fu che l’Italia rimaneva fedele all’Asse e in nessuna circostanza avrebbe cercato di disertare i ranghi. Due giorni prima, Badoglio aveva confermato ciò espressamente a Rahn, nel corso di una conversazione. Badoglio aveva persino dato a Rahn la sua parola d’onore come ufficiale e come generale. Ora sappiamo cosa pensare della parola d’onore di un ufficiale e di un generale italiano!

La notizia del tradimento italiano ci pervenne dapprima attraverso Radio Londra, un modo di procedere unico e senza precedenti nella storia. Esattamente come immaginavamo e sospettavamo, le trattative di resa erano state iniziate da lungo tempo ed erano state firmate dal 3 settembre. Il vero traditore di tutta questa combriccola ostile in Italia è Badoglio. Egli aveva preparato sia la caduta del Duce sia tutte le trattative per la capitolazione, e ciò di lunga mano, con l’intenzione evidente di bendarci gli occhi e trarci in inganno. Il re è stato il suo docile strumento, un uomo senza carattere e volontà, e pertanto utilissimo agli ambiziosi progetti di Badoglio. […]

[…] La spiegazione che abbiamo diramato alla stampa è stata redatta direttamente dal Fuhrer. Il suo tono è estremamente severo e dà al popolo germanico ogni particolare sui retroscena del tradimento italiano. Per il momento non diremo nulla contro il popolo italiano perché possiamo averne bisogno, specialmente per le nostre linee di rifornimento e per le comunicazioni. Nemmeno l’esercito deve essere diffamato, per quanto ci possa prudere di farlo, perché dobbiamo almeno persuaderlo a non offrire resistenza e a consegnare le armi alle nostre truppe. […]

[…] La resistenza offerta dalle truppe italiane è, nella maggior parte dei casi, una resistenza apparente. Gli italiani non vogliono combattere, e sono felici quando possono consegnare le armi, e anche più felici quando possono venderle. […]

[…] Il Fuhrer è fermamente deciso a fare tabula rasa in Italia. Le ragioni del tradimento sono ora del tutto chiare. Il Fuhrer aveva ragione di essere sospettoso sin dal primo momento, dopo la caduta del Duce. Tanto i nostri generali quanto i nostri diplomatici in Italia sono stati giocati da Badoglio. Questo si riferisce in modo speciale a Kesselring, Mackensen e Rintelen. Credevano realmente che Badoglio avesse intenzioni oneste nei nostri riguardi e che sarebbe stato più facile lavorare militarmente e politicamente col suo regime che non col fascismo, che era troppo pesantemente menomato dalla sua amicizia per noi. Ora hanno avuto il premio che si meritavano. Hanno affrontato il problema italiano con una ingenuità che supera ogni immaginazione. Non hanno fatto, di conseguenza, gli indispensabili preparativi per il momento del tradimento, perché non volevano credere all’inganno. […]

[…] Dopo il loro recente tradimento, sono disposto ad accreditare qualsiasi cosa al regime di Badoglio e agli italiani in genere. Credo che in tutto il corso della storia nessun popolo si sia mai tanto umiliato e abbia tanto macchiato il proprio onore come hanno fatto gli italiani. Occorreranno parecchi mesi, e forse parecchi anni, prima che gli italiani comprendano pienamente ciò che hanno fatto contro loro stessi. […]

[…] L’unica cosa sicura di questa guerra è che l’Italia la perderà. Il vigliacco tradimento al suo capo è il preludio di un tradimento contro il suo alleato. Il Duce entrerà nella storia come l’ultimo romano, ma dietro la sua potente figura un popolo di zingari terminerà di imputridire. Avremmo dovuto capire ciò molto prima, ma per ragioni ideologiche siamo sempre stati troppo accomodanti con gli italiani. […]

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