L’8 settembre visto da Enrico Caviglia e dagli italiani [Parte Terza]

Premessa: comincia una serie di appuntamenti editoriali in cui introduco alcune selezioni di testo tratti dalle memorie e dal diario di Enrico Caviglia.

  • Parte Terza

[…] I comandi erano immersi in un beato nirvana di onnipotenza. Davano a loro stessi ed ai loro lavori una grande importanza, ostentando indifferenza per ogni altro interesse nazionale o privato. Facevano lavori di fortificazione ridicoli su tutte le coste marittime, veri giocattoli, di fronte agli attuali mezzi d’azione offensivi. Io vedevo in Liguria questi solidi preparativi, dietro ai quali non esistevano forze organizzate, ma solo, ogni duecento metri, coppie di soldati abituati all’autonomia solitaria.

Qualche batteria di vecchi cannoni, e qualche cannone isolato costituivano la sola difesa. E mi dicevo: « Se
in Sicilia la difesa è organizzata come qui, gli anglo-americani si impadroniranno dell’isola senza difficoltà».

Avevo pregato il generale Roatta di mandare a Finalmarina un ufficiale di stato maggiore, perché volevo esporgli queste mie considerazioni. L’ufficiale venne, incassò silenziosamente, e se ne andò. Badoglio certamente conosceva quella situazione di debolezza, quando, il 25 luglio, l’ambizione lo spinse ad impadronirsi del potere.

Però da allora non curò di ordinare ai comandi d’Armata di ricostruire i loro reggimenti e le loro divisioni, né di impedire ai tedeschi di portare nuove forze in Italia. Ora bisognerebbe che io esponessi i miei pensieri sui vari stati d’animo successivi per cui doveva essere passato Badoglio, dalla gioia trionfale del 25 luglio alla capitolazione e alla fuga del 9 settembre.

Tali stati d’animo io immaginavo dominati dai bombardamenti e dalle contumelie della radio anglo-americana, mentre egli aveva fatto assegnamento
sulle ripetute affermazioni nemiche che non contro l’Italia ma contro Mussolini e il fascismo erano rivolte le loro azioni offensive.

Il mattino dopo, 10 settembre, per tempo scesi a Roma. Il combattimento a sud di Roma. si sentiva ravvicinato. In città v’era qualche incertezza nel funzionamento dei servizi pubblici. I carabinieri non apparivano ancora per le vie, ma vi erano i metropolitani. I tranway e qualche auto omnibus funzionavano.

La popolazione si mostrava ancora perplessa. Al Ministero della guerra seppi da Sorice che i vari
comandanti si erano presentati a prendere i loro posti, stavano richiamando gli ufficiali e raccogliendo i loro soldati. Si sperava che il giorno dopo le truppe sarebbero rientrate in gran parte ` ai loro posti, dove avrebbero trovato il rancio confezionato.

Era troppo tardi per fare assegnamento su quelle forze per un combattimento intorno a Roma.  Intanto i paracadutisti tedeschi avevano respinto i granatieri, erano entrati  a Roma per San Paolo e si avvicinavano ai mercati generali.

Si presentò il generale Carboni in divisa. Il giorno avanti, Sorice, al quale avevo chiesto qualche notizia su
questo generale, mi aveva detto che era molto volitivo e che si dava molto da fare.

A me pareva di ricordare che egli fosse uno scrittore di articoli su giornali quotidiani.

In generale questi militari giornalisti sanno sfoggiare il loro genio strategico in forma attraente. Di media statura, ben fatto, simpatico, Carboni cominciò a dirmi dove erano le sue divisioni, e come la divisione Ariete si trovasse verso Viterbo in contrasto con una panzer divisione, che vi era stato uno scontro, che la divisione tedesca aveva avuto gravi perdite e che egli speculava su questo successo per ottenere da Kesselring buoni risultati nelle trattative. Mi venne il dubbio che fosse un bagolone.

« Dove sono ora le sue divisioni? ».

Erano in movimento ai quattro punti cardinali intorno a Roma. Io gli feci notare che avrebbero dovuto essere raccolte tutte nelle sue mani. Ma un ordine di Roatta aveva disposto da tempo che le quattro divisioni dovessero difendere Roma su tutte le strade affluenti alla Capitale.

Pensai che questa disposizione di Roatta fosse un reliquato delle precauzioni prese da tempo, quando il governo di Badoglio temeva che Hitler, malcontento per la deposizione dal potere di Mussolini, volesse far occupare Roma dalle truppe germaniche. Non insistetti su quell’ordine, ma chiesi a Carboni notizie sullo stato materiale e morale delle sue divisioni. Egli si soffermò. soprattutto sulla divisione Centauro. Questa era costituita con battaglioni « M ››, ed era favorevole ai tedeschi. […]

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